L’ex assessore comunale Cavaliere auspica l’esproprio del terreno privato
SAN LUCIDO. È lì e scorre a litri; tutti la vogliono ma nessuno la prende. Insomma l’acqua potabile che mille famiglie sanlucidane sognano ci sarebbe, ma non viene sfruttata.
La svolta del secolo per migliaia di persone che ancora oggi, nel 2007, non sono servite da acqua potabile in casa, potrebbe infine arrivare. Se della questione si occupasse il commissario prefettizio.
È quanto si augura Giuseppe Cavaliere, che ieri aveva annunciato una manifestazione di protesta dei cittadini scontenti (con bestiame al seguito) perché da cinque giorni dai rubinetti delle loro case non esce una goccia d’acqua (per di più non potabile), e che oggi rivolge un invito preciso a Carlo Ponte: «Se ne occupi lei di questo problema. Sono troppi decenni che ampie zone del paese e moltissime famiglie non hanno acqua potabile.
Sono sicuro – afferma Cavaliere – che lei saprà affrontare la questione in modo decisivo, come ha già fatto con la nettezza urbana. È per questo che la invito a prendere in considerazione, nel valutare la problematica, il fatto che l’acqua c’è e in abbondanza, le vasche pure: atteso ciò, basterebbero davvero pochi eurini per chiudere la questione una volta per tutte».
«In località Prato – scrive Cavaliere in una lettera protocollata ieri all’Ufficio tecnico e per conoscenza al commissario – a poca distanza dai lavori già eseguiti per conto del Comune, vi è una sorgente, a caduta, di antica origine, che sversa circa mille litri al minuto e che potrebbe risolvere tutti i problemi, compresi quelli della potabilità dell’acqua, ancora non risolti nonostante i tre lavori eseguiti in tempi diversi (2000-2006) con una spesa di circa 600mila euro, pagati e sospesi».
La sorgente acquifera però si trova in una proprietà privata. «Bisogna solo espropriare il terreno – sostiene Cavaliere. Non so perché nell’arco di tutti questi anni siano state eseguite perforazioni per trovare l’acqua quando in quel terreno c’è. Le chiedo, commissario, di prendere a cuore il problema. Prima che pure questa fonte d’acqua venga venduta, come in passato a favore del comune di San Fili, è giusto che sia il nostro comune a fare in modo di usufruirne».
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