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Un gatto torturato e ucciso

Macabro passatempo di un gruppo di giovinastri

SAN LUCIDO. Si fa fatica a raccontarlo, ma può servire per lanciare un allarme forte e chiaro sulla sicurezza pubblica da una parte e la salute sociale dall’altra: alcuni riferiscono che nella notte tra sabato e domenica scorsi, un gruppo di persone non meglio identificate avrebbe pensato di dedicare un po’ di tempo alla tortura di un cucciolo di gatto, per poi abbandonarlo a bordo strada.

gattoSi parla di un vero e proprio massacro, che fa rabbrividire ma che riportiamo affinché quanti hanno visto e sentito segnalino quanto sanno alle forze dell’ordine e cerchino di fermare, in futuro, simili scempi nel momento in cui avvengono.

I racconti, in paese, parlano di una sequenza raccapricciante: prima l’animale sarebbe stato impiccato, poi esposto come trofeo in piazza, quindi legato ad un motorino e trascinato ovunque, per essere abbandonato infine sul bordo della strada.

Diversamente da come si potrebbe pensare, tutto questo non sarebbe avvenuto in chissà quale angolo di periferia, bensì nella centralissima Piazza Fiume e sul corso principale, via Filippo Giuliani.

Tra l’altro, dato che San Lucido non è New York, si sarebbe verificato a pochi metri dai comandi delle forze dell’ordine. E, a quanto pare, a pochi minuti da un giro di controllo della Polizia di Paola che, da noi contattata domenica mattina, ha affermato di non avere notizia del fatto.

Questo significa che coloro che molto probabilmente hanno visto quanto succedeva sotto i davanzali delle loro finestre e dietro i vetri dei loro balconi, o semplicemente passando in quel sabato sera, non hanno chiamato la polizia. E quindi che gli autori del fatto non saranno mai identificati, e puniti.

Senza spingerci nell’analisi dei motivi di tanta violenza (ma ci rifiutiamo di credere che sia solo perché c’è chi “non ha niente da fare”, come si dice spesso), ci chiediamo come possano accadere certe cose. Eppure sono successe, ed è una vergogna, per tutti. Per chi le ha commesse e per chi non ha impedito che avvenissero.

Belmonte: muore colpito da un fulmine

Dal sito Ansa:

Fulmine causa un morto e un ferito

E’ successo nel Cosentino durante un violento nubifragio
1 novembre 2007

(ANSA) - BELMONTE CALABRO (COSENZA), 1 NOV - Un uomo e’ morto e un altro e’ rimasto ferito perche’ colpiti da un fulmine a Belmonte Calabro, nel Cosentino. Orlando Suriano e Gildo Bruno, entrambi di 43 anni, erano alla ricerca di funghi in un bosco nelle campagne del comune quando sono stati colpiti da un fulmine. Nella zona era in corso un nubifragio. Suriano e’ morto all’istante. Bruno e’ stato soccorso da alcune persone ed accompagnato nell’ospedale di Paola. Le sue condizioni non destano preoccupazione.

Cartuccia per la redazione vibonese di “Calabria Ora”

Dal sito di Calabria Ora:

Una cartuccia per l’Ora di Vibo
1 novembre 2007

Una busta gialla, con una cartuccia e due articoli, è stata intercettata nel centro di smistamento postale di Lamezia. Era indirizzata alla redazione vibonese di Calabria Ora e, in particolare, a un collaboratore. Pacco identico anche al presidente del Consiglio comunale, Marco Talarico.


Dal sito di TeleReggio:

Pubblica amministrazione, nuova intimidazione

1 novembre 2007

Due buste indirizzate alle redazioni di Vibo Valentia del Quotidiano della Calabria e di Calabria Ora, con all’interno una cartuccia da fucile da caccia calibro 12 ciascuna, sono state rintracciate all’ufficio postale. Una busta analoga è stata inoltre inviata al presidente del consiglio comunale di Vibo Valentia, Marco Talarico. All’interno delle buste, oltre alle cartucce, sono stati trovati anche degli articoli circa una mozione a firma di Talarico, sottoscritta da 33 consiglieri, in cui si chiedeva di espropriare un’area posta al centro della città che da anni risulta recintata dopo un crollo di alcune costruzioni. Le buste sono state consegnate dal personale dell’ufficio postale agli agenti della squadra mobile di Vibo Valentia che hanno avviato le indagini.

Dolore e lacrime per Pasquale

SAN LUCIDO. Non è bastata la chiesa più grande a contenere l’affetto per Pasquale Ruffolo, il ragazzo scomparso domenica scorsa a soli 17 anni in seguito ad un incidente stradale.

L’intero paese si è riversato, ieri pomeriggio, nella chiesa di San Giovanni Battista per prendere parte al suo funerale. La perdita improvvisa di questo ragazzo, dai capelli cortissimi e gli occhi dolci, ha scosso nell’animo tutta la cittadina.

consolazione - brescianini

Pasquale, strappato irragionevolmente presto alla vita e ai suoi cari, ha avuto restituito, nel giorno del suo funerale, tutto l’affetto che donava agli altri. I suoi amici, moltissimi, hanno scritto ognuno il proprio nome su palloncini bianchi e poi li hanno abbandonati al volo quando la bara ha lasciato la chiesa. Su uno c’era scritto «tvtttb», come in un sms che non potrai più inviargli, per dire a Pasquale che gli vuoi «tanto tanto tanto bene».

Ma ieri c’era anche chi Pasquale non lo conosceva, però ha voluto dirgli comunque, per la prima e ultima volta, «ciao», con la sua presenza discreta. Perché l’estremo saluto è stato pieno di un dolore atroce ma composto. Come una sinfonia al pianoforte lenta ma drammatica.

Centinaia di persone hanno riempito, della chiesa, banchi, navate e sagrato, tutte così silenziose che in quell’atmosfera surreale solo il vento aveva il coraggio di fare rumore, insieme con le parole del parroco don Franco Spadafora, che ha celebrato quasi sottovoce. Dalla folla assiepata sul piazzale neanche un bisbiglio per partecipare alla liturgia, perché nulla, nemmeno una flebile voce, potesse interrompere quel fluire di angoscia e incredulità.

«Nessuno può descrivere il dolore della morte di un ragazzo», ha detto il parroco, che ha lanciato, nella predica, un appello ai giovani perché vivano la loro vita senza accontentarsi dei brividi terreni, delle limitate gioie umane: «Aspirate alla festa di Dio», ha detto don Franco.

La grande folla, terminata la cerimonia, si è messa in fila per ore per esprimere cordoglio alla madre, al padre, al fratello minore straziati dal dolore. Un lungo applauso ha infine accompagnato la bara, salendo al cielo insieme con quel volo bianco di palloncini. Difficile anche lasciarlo andare, quel pensiero d’amore, quando avresti voluto donarlo a Pasquale potendolo guardare nei suoi occhi belli.

Ma «grande è la vostra ricompensa nei cieli», recita il Vangelo. Ora però è difficile pensare a quello che sarà; difficile per coloro che, finito tutto, ancora senza parlare, si sono incamminati verso le loro case; difficile per i familiari di Pasquale. È una ferita che fa male, questa, nel cuore di moltissimi.


Leggi sullo stesso argomento:

Pasquale, diciassette anni e un motorino - 29 ottobre 2007
Incidente a San Lucido, muore un diciassettenne - 28 ottobre 2007


Le foto delle esequie


Nel riquadro: Consolazione di Franco Brescianini (link)